19) Heidegger. Sulla verit.
Heidegger ritiene che la verit delle cose sia un essere-scoperto
da un essere-aperto. La verit ontica consiste in una
connessione di rappresentazioni. A fondamento della conoscenza di
tutti gli enti sta una comprensione dell'essere che si svela, in
cui consiste la verit ontologica.
M. Heidegger, Vom Wesen des Grundes, [L'essenza del fondamento]
Halle 1929, traduzione italiana di F. Volpi, Segnavia, Adelphi,
Milano, 1987, pagine 86-87 ( pagina 427).
La verit della proposizione ha le sue radici in una verit pi
originaria (nella svelatezza), cio nell'evidenza antepredicativa
dell'ente alla quale diamo il nome di verit ontica. In
corrispondenza ai diversi modi e ai diversi ambiti dell'ente,
mutano il carattere della sua possibile evidenza e le rispettive
modalit della sua interpretazione. E' cos, a esempio, che la
verit di ci che  meramente presente sottomano (come le cose
materiali) si distingue in modo specifico, in quanto essere-
scoperto (Entdecktheit), dalla verit dell'ente che noi stessi
siamo, dall'essere-aperto (Erschlossenheit) dell'esserci che
esiste. Per molteplici che possano essere le differenze tra queste
due specie di verit ontica, vale per ogni evidenza
antepredicativa che il manifestare non ha mai primariamente il
carattere di un mero rappresentare (o intuire), neppure nel caso
della contemplazione estetica. La tendenza a connotare la verit
antepredicativa come intuizione nasce facilmente per il fatto che
la verit ontica, assunta come verit autentica, viene determinata
anzitutto come verit della proposizione, cio come una
connessione di rappresentazioni. Ci che  pi semplice rispetto
a quest'ultima  allora un rappresentare semplice, libero da
connessioni. Certo, questo svolge una sua specifica funzione nell'
oggettivazione dell'ente che, comunque,  gi sempre
necessariamente manifesto. Ma la manifestazione ontica, a sua
volta, ha luogo in un sentirsi situati, caratterizzato da stati
d'animo e da impulsi, che ci fa sentire in mezzo agli enti, in
rapporto ai quali abbiamo comportamenti appetitivi e volitivi,
fondati su quel sentirsi situati. Ma anche questi comportamenti,
siano essi interpretati come predicativi o come ante-predicativi,
non sarebbero in grado di rendere accessibile l'ente in se stesso,
se il loro manifestare non fosse gi da prima illuminato e guidato
da una comprensione dell'essere (della costituzione d'essere: il
che cos' e il com' dell'ente). Solo la svelatezza
(Enthlltheit) dell'essere rende possibile l'evidenza
(Offenbarkeit) dell'ente. Questa svelatezza, che  la verit
dell'essere, la chiamiamo verit ontologica.
 [...].
A questa comprensione non ancora concettuale dell'essere diamo il
nome  di comprensione pre-ontologica o ontologica in senso lato.
Il concepire concettualmente l'essere presuppone che sia stata
sviluppata la comprensione dell'essere e che l'essere in essa
compreso, progettato e in qualche modo svelato sia divenuto
espressamente tema e problema. Fra la comprensione pre-ontologica
dell'essere e l'esplicita problematica del concepimento
concettuale dell'essere vi sono vari gradi. Un grado
caratteristico , per esempio, il progetto della costituzione
d'essere dell'ente, attraverso cui un campo determinato (natura,
storia) viene contemporaneamente delimitato come ambito di una
possibile oggettivazione da parte della conoscenza scientifica. La
determinazione preliminare dell'essere della natura in generale
(ossia del che cos' e del come ) si consolida nei concetti
fondamentali della scienza corrispondente. In questi concetti
sono definiti, per esempio, lo spazio, il luogo, il tempo, il
moto, la massa, la forza, la velocit, ma non  posto
esplicitamente il problema dell'essenza del tempo e del moto. La
comprensione dell'essere dell'ente meramente presente sottomano 
qui concettualizzata, ma le determinazioni concettuali dello
spazio, del tempo eccetera, cio le definizioni, nella loro
impostazione e nella loro estensione, sono regolate esclusivamente
dalla posizione della domanda fondamentale che in ogni rispettiva
scienza viene diretta all'ente. I concetti base della scienza
odierna non contengono gli autentici concetti ontologici
dell'essere dell'ente da essa preso in esame; ma questi non
possono neppure essere ottenuti mediante un'estensione adeguata
di quelli. I concetti ontologici originari devono essere acquisiti
prima di qualsiasi definizione dei concetti scientifici di base.
Infatti solo partendo dal concetti ontologici  possibile
stabilire a prezzo di quali restrizioni e attraverso quali
limitazioni effettuate ognora da un determinato punto di vista, i
concetti base delle scienze colgono l'essere afferrabile nei
concetti ontologici puri.
Novecento filosofico e scientifico, a cura di A. Negri, Marzorati,
Milano, 1991, volume secondo, pagine 283-284.
